mercoledì 28 febbraio 2018

"Spesso" e volentieri!

Vorrei invitare un po’ tutti i lettori ad utilizzare la propria memoria per tornare indietro nel tempo e scovare i primi ricordi legati al nostro Calcio Monza. Personalmente ne ho tanti, direi tantissimi, ma in una parte recondita della mia memoria ho uno sbiadito ricordo di me ragazzino, età indecifrabile e per questo penso proprio sia il più vecchio, ai piedi dei gradoni del Sada che giocavo con altri bambini a calcio utilizzando una bottiglietta di cordiale vuota. Devo però dire che i primi veri ricordi, quelli più vivi e presenti nella mia memoria, sono legati all’età adoloscenziale quando il mio vivere il Calcio Monza è diventato maggiormente da spettatore attivo. In quell’età iniziai a tifare nel vero senso della parola e cioè a intrufolarmi in mezzo agli ultras, cantare, divertirmi e partecipare anche a trasferte.

Quanto scritto, però, vuole solo essere un preambolo per introdurre l’argomento del giorno che non è legato ai miei ricordi di gioventù, così come non ai vostri (ma se volete lasciarli nei commenti, perché no?), bensì è legato al presente di alcuni nostri ragazzi che frequentano abitualmente il Brianteo. Come qualcuno di voi certamente saprà, nella tribuna centrale dello stadio, ormai da diverso tempo, si è installato un gruppetto di ragazzi che, pian piano, hanno formato un vero e proprio gruppo di tifosi. Qualche giorno fa, parlandone con Maurizio Silva (presidente del Monza Club e meglio conosciuto come Sor Guido nel nostro blog), è uscita l’idea di dare un po’ di spazio a loro su questo nostro blog perché se è vero che il presente del Monza, calcisticamente parlando, sta attraversando un periodo di rinascita, è anche vero che pure per quel che riguarda la parte dei tifosi si sta vivendo un momento positivo.
Se fino a qualche anno fa chi frequentava regolarmente la curva e le trasferte li si poteva contare su un paio di mani (con avanzo ...), dall’avvento di Colombo si può dire che lo zoccolo duro sta aumentando di numero con regolarità e le trasferte, anche le più lontane, vedono un minimo di una trentina di tifosi al seguito. Quindi, possiamo dire che sotto le ceneri di quelli che furono gli anni d’oro del tifo biancorosso, oggi cova ancora una bella brace calda che aspetta solo nuova legna per potersi trasformare in quel fuoco acceso che era un tempo. E la brace non è una sola. Non esiste solo quella già più calda e presente in curva sud che vede nei SAB i loro leaders, ma esiste anche un focolaio che si fa interessante in tribuna.
E’ stato affidato a me il compito di dedicare a questa fiammella della tribuna questo spazio sul blog 1912, sebbene il suo vivere il Calcio Monza meriterebbe senz’ombra di dubbio miglior tastiera. Ragazzi miei, vi son capitato io, accontentatevi.

Quindi ho preso contatto con uno di questi ragazzi, Ivan, che da subito mi catechizza dicendo che non sarà lui a parlare bensì il gruppo. Ebbene sì, loro non hanno un vero capo o un vero leader. Sebbene qualcuno abbia la lingua un po’ più sciolta e qualcun altro qualche compito particolare, il loro gruppo non ha un forma che quelli bravi chiamerebbero piramidale, bensì una forma democraticamente molto spinta:
All'interno del nostro gruppo abbiamo deciso di non darci nessuna gerarchia, in stile british, volendo abusare come ormai fanno tutti del termine. Prima di prendere una decisione consultiamo indistintamente tutti, dando uguale importanza al parere di chi ha fondato il gruppo e di chi è magari entrato da una settimana, questo per evitare ogni sorta di acredine interna visto che l’unica finalità è quella di sostenere i bagaj e di colorare la Ovest”

Beh, mi pare che queste parole descrivano molto bene la loro organizzazione interna ma direi che sia il caso di fare un passo indietro e partire dalle origini del gruppo stesso.
Agli inizi di questa stagione noi ragazzi dai 13 ai 16 anni, frequentanti in larga parte scuole cittadine, abbiamo deciso di fondare un gruppo chiamandolo in greco antico πολλάκις (Pollakis, letteralmente “spesso”, “assiduo”). La scelta della parola greca è per lo più dovuta al fatto che molti di noi frequentano il liceo classico. Questo termine racchiude significati di frequenza ed abitudine; l'abbiamo poi adottato per ragioni prettamente di forma, in quanto l'avverbio "sempre" è costituito da sole tre lettere, oltre ad essere un trittongo e quindi di pronuncia relativamente difficile. C'è poi da dire che, proposto in un primo momento in maniera quasi sarcastica, è nel giro di poco tempo entrato nei nostri discorsi assuefacendoci gradualmente al suo uso, sino a venire

scelto come nome del gruppo. Volendo aggiungere una nota di colore, è facilmente intuibile l'imbarazzo ogni qualvolta si presenti una situazione in cui siamo tenuti a leggere in classe frasi con all'interno il suddetto avverbio, fatto che ha forse contribuito a fare incuriosire e avvicinare al gruppo diversi nostri compagni. Ma oltre alla sua unicità, questo termine richiama anche il senso di appartenenza alla propria città tipico della Grecia classica”

Accidenti! Mi dico dopo queste prime parole. Sto parlando con dei ragazzi che hanno ben piantata la testa sulle spalle! Mi parlano di antica Grecia, di filosofia della Grecia classica ... Mi fan tornare ai tempi del liceo dove anch’io, alla scoperta del Parmenide di turno, iniziavo a filosofeggiare sulla vita ed iniziavo a creare e ad assimilare dentro di me i primi veri valori che poi verranno fortificati nel tempo. “Senso di appartenenza alla propria città”, sono parole forti, importanti ma, soprattutto, pregne di significato. Si può dedurre da questo loro concetto di appartenenza da dove deriva quella che ho prima descritto come struttura interna la quale si avvicina molto a quell’isonomia tipica delle polis greche.
Tutto questo è avvenuto dopo circa un anno durante il quale abbiamo iniziato a conoscerci e a frequentare il Brianteo riuniti in Tribuna Ovest. Luogo che alcuni di noi già frequentavano da più tempo facendo il tifo con il Monza Club. Abbiamo inoltre adottato a mo' di mascotte (anche in questo caso goliardicamente) il personaggio dei Looney Toons Yosemite Sam al quale abbiamo fatto indossare la casacca rossa con la striscia bianca.”

Interessante … Un nome, un logo, una posizione ed un mentore … Ma quanti sono questi ragazzi? Da quanto frequentano il Brianteo?
Al momento siamo in tredici. Di questi, quattro o cinque sono habitué del Brianteo da circa cinque anni mentre quest'anno siamo riusciti a coinvolgere diversi nostri amici che si sono presto appassionati alla causa. Gran merito di ciò va a un membro del gruppo, Giulio, che è riuscito a coinvolgere davvero molti compagni di scuola trasmettendo loro una forte passione per il Monza. Come detto, un gruppetto di noi frequenta il Brianteo da diversi anni, anche se da parte mia (parla Ivan, ndr) i ricordi iniziano a farsi più nitidi a partire dalla mitica stagione del fallimento con Pea, stagione durante la quale il Monza Club ci ha avvicinato in maniera significativa al 1912 infondendoci la passione per il tifo. Passione corroborata da una stagione fantastica e da una forte coesione fra tifosi e squadra. Nell'ultimo anno poi, quello della cavalcata trionfale in D, abbiamo iniziato a frequentare sui gradoni della Ovest amici con i quali abbiamo poi deciso di riunirci dietro ad una pezza, fondando questo nostro piccolo gruppo che, tengo a precisare, non ha alcuna velleità di elevarsi al livello organizzativo e d'importanza di chi coordina il tifo monzese da anni ed anni.”

Amicizia, riconoscenza e rispetto, altri valori importanti che escono da queste parole. Ora la mia curiosità si sposta sulla scelta del luogo in cui si riuniscono.
Abbiamo deciso di posizionarci in questo settore sia perché abbiamo un forte legame, e assieme riconoscenza, con coloro con i quali siamo cresciuti a livello di tifo in questi pochi anni, ovvero con il Monza Club, sia perché ormai ci siamo affezionati a quella parte dei gradoni ed alla balaustra della tribuna vicino al tunnel dove passiamo la partita in piedi cercando di trasmettere grinta ed entusiasmo agli undici in campo. Nonostante questo, il nostro sogno sarebbe quello di spostarci un giorno, che credo mai avverrà dato il piano di ristrutturazione in atto per il Brianteo, in Tribuna Est che col fatto di essere scoperta e di presentare un'impostazione più "popolare" della Ovest, ci ha sempre affascinato.”

Mi sento di perdonare il fatto che i ragazzi non sappiano che il settore che loro chiamano Tribuna Est fosse chiamato Distinti Scoperti. Probabilmente, quando quei settori erano agibili, loro non erano manco nati! Comunque sia, abbiamo assodato che questi ragazzi frequentano da ormai qualche anno le partite del Brianteo, ma le trasferte?
Di trasferte ne abbiamo fatte parecchie, fra le quali ricordiamo quella storica di Pordenone con il Monza Club, che rimarrà sempre presente nella nostra memoria, e quasi tutte quelle dei due anni di serie D. Sebbene di queste ultime si può dire che altro non erano che partite in centri sportivi leggermente fuori provincia. Per la stagione in corso, come gruppo, di trasferte non ne abbiamo fatta nessuna mentre singolarmente abbiamo partecipato a quelle di Gorgonzola, Piacenza e Pisa, quest'ultima con il Monza Club. Ci stiamo organizzando per la trasferta del 29 marzo a Livorno, cui ci piacerebbe prendere parte, ovviamente senza velleità di portare ed esporre nostre pezze in balaustra.”

E perché no? Siete un gruppo di tifosi e mi pare giusto che possiate esporre il vostro vessillo. Non credo che ci sia alcuno che possa avere qualcosa in contrario. Certo, esistono dei valori legati al mondo ultras che vanno rispettati. Ed è pur vero che esporre un vessillo significa anche essere pronti a doverlo difendere ma nel vostro caso credo proprio che non esista alcuna controindicazione. Anzi, a tal proposito, avete già parlato dei rapporti con il Monza Club che ha fatto, passatemi l’espressione, da incubatore per la vostra realtà a livello di gruppo ma ora sarei curioso di sapere quali siano i vostri rapporti con gli altri gruppi organizzati e come pensate di farvi conoscere maggiormente nell’ambiente del tifo biancorosso?
Verso gli altri gruppi organizzati, a parte il Monza Club di cui già abbiamo parlato, oltre al totale rispetto ed infinita stima per tutti, non intratteniamo alcun tipo di rapporto. Ci farebbe tuttavia piacere essere visti non come gruppo ultras, mondo che, frequentando i gradoni, affascina e appassiona tutti noi, bensì come semplice gruppetto lapalissianamente apolitico, di giovani tifosi scevro da alcun tipo di pretesa o ambizione territoriale, se così vogliamo chiamarla. Durante questi mesi abbiamo intrapreso una serie di iniziative volte, oltre che a farci conoscere come gruppo, soprattutto a far parlare e a diffondere in città passione per il Monza. Fra queste cito il fatto che in settimana attacchiamo volantini per le vie del centro inneggianti a venire allo stadio a sostenere la squadra della propria città, volantini sui quali abbiamo posto la nostra "firma" e l'indirizzo della nostra pagina Instagram, rete sociale che abbiamo prediletto per il semplice fatto che è la più usata fra i ragazzi della nostra età. Inoltre puntiamo proprio sui ragazzi della nostra età per aumentare in dimensione e per diffondere la passione per il Calcio Monza.
Abbiamo inoltre ordinato qualche adesivo, uno col nostro logo e uno che punta a rimarcare il senso di appartenenza alla città, recante la scritta "orgogliosi di non essere milanesi". Quest'ultimo senza il nome del gruppo e che abbiamo già iniziato ad attaccare in città.
Ovviamente queste iniziative non vogliono essere in competizione con chi coordina ed organizza da anni il tifo monzese. Anzi, se ci fosse anche solo il sentore che lo siano le interromperemmo senza esitare.”

A questo punto, però, voglio capire meglio. Lodevole le iniziative legate a volantini e adesivi, che non credo, come già detto, possano dar fastidio a nessuno dell’ambiente biancorosso, però è interessante il passaggio relativo al fatto che non volete venire considerati un gruppo ultras ma, per quanto mi state dicendo, in fondo lo siete. Adesivi, striscioni, volantini, passione per la propria città … A Bergamo questa la chiamano “mentalità ultras”. Certo, agli albori se vogliamo, ma con un bell’embrione già ben sviluppato.
Il nostro rifiutare la nomea di ultras nasce dal fatto che siamo ben consci di cosa significhi compiere settimanalmente sacrifici per portare in alto i colori della propria città, macinando chilometri su chilometri su e giù per lo stivale. Noi, nonostante nel cercare di diffondere in città passione per il Monza ci mettiamo tutto il nostro impegno, non possiamo essere minimamente accostati a chi, con passione, dedizione ed organizzazione tali da farci impallidire, si assume onori e oneri di "difendere" ovunque la propria città.”



Continuo a pensare che siano più ultras di moti altri, ma rispetto la loro idea e condivido il rispetto per quella che è la realtà ultras. Detto dei rapporti con gli altri gruppi organizzati mi sorge spontaneo chiedervi quali siano, sempre che ce ne siano, i rapporti con la società e/o la squadra.
Con giocatori e società vigente non abbiamo mai avuto modo di rapportarci di persona, fatta eccezione per la festa promozione dell'anno scorso per le vie del centro e poi al Sada.”

Alla luce di queste ultime righe, mi torna in mente la discussione di questi giorni tra un giornalista ben noto nell’ambiente biancorosso ed il presidente Colombo. Il pubblico del Brianteo non è particolarmente numeroso, questo pare ovvio, ma se è vero che fare marketing verso la città e verso i giovani in particolare sia piuttosto difficile, è anche vero che realtà come questa, data la peculiarità e la diversità rispetto a quelle dei tifosi già esistenti, sia meritevole di attenzione da parte di tutti. Da parte degli altri tifosi innanzitutto (ed il Monza Club pare aver già fatto un passo importante in questa direzione), ma anche da parte dei media, della società e pure della squadra.
Nel mio piccolo mi sentirei di invitare sia Chiarino che il presidente Colombo ad incontrarsi durante la prossima gara interna proprio in mezzo a questi ragazzi. Io, da questa intervista sui generis, ho imparato molto. Innanzitutto mi hanno infranto tutti i luoghi comuni legati ai giovani d’oggi. Altro che smartphone e cazzeggio! In più mi hanno fatto capire quanto questi ragazzi siano molto rispettosi, ricettivi e, soprattutto, inclusivi. Credo che questi ragazzi possano insegnarmi ancora molto e sono altrettanto convinto che anche Chiarino e Colombo, persone che reputo intelligenti, sapranno cogliere l’occasione di imparare qualcosa.

Chiudo questa intervista ringraziando innanzitutto Maurizio che mi ha fatto conoscere questa nuova realtà del tifo biancorosso. A seguire ringrazio tutti i πολλάκις (confesso, ho fatto copincolla perché non sarei mai stato in grado di scriverlo!!!) per la loro disponibilità e auguro loro di poter continuare a divertirsi tifando il 1912 e di diventare più numerosi (ma su questo non ho dubbio, nonostante questa mia indegna intervista) e - perché no? - di diventare uno dei punti di riferimento per chi si vuole avvicinare al tifo del Calcio Monza.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

GRANDISSIMO POLLAKIS!!!

Anonimo ha detto...

24

Anonimo ha detto...

Mitico Pollakis! Continuate così!!
Sono la nostra speranza

antonio sorrentino ha detto...

suerte pollakis :)

francesco ha detto...

Ma sono i ragazzini con lo striscione 1912 montato sulle due aste? Bene benissimo, se il buongiorno si vede dal mattino ecco la speranza per un tifo appassionato "per" e non "contro" chicchessia... italica e atavica usanza che a volte mi risulta indigesta assai... tifare Monza e rispettare tutte le altre squadre sarebbe un piccolo passo un tifoso ma un grande passo per la comunità...
bravi Pollakis! speriamo che si diffonda in maniera 'virale', come si dice oggi, tra i giovani di monza e hinterland briantea....